Nuovi reati ambientali e industria manifatturiera: l’impatto del decreto attuativo UE 2024/1203

Il recente decreto attuativo della Direttiva (UE) 2024/1203 segna un passaggio decisivo nel rafforzamento della tutela penale dell’ambiente in Italia. Con questo intervento normativo, il legislatore recepisce un nuovo approccio europeo che mira a rendere il diritto penale uno strumento centrale di prevenzione e repressione delle violazioni ambientali, con ricadute dirette e concrete per le industrie produttive.

Il decreto non si limita a un adeguamento formale della normativa nazionale, ma introduce un ampliamento sostanziale delle fattispecie di reato, un inasprimento del sistema sanzionatorio e un rafforzamento della responsabilità delle imprese, incidendo in modo strutturale sull’organizzazione e sulla gestione dei processi produttivi.

 

Il decreto attuativo come punto di svolta per le imprese

Con il decreto di recepimento, la tutela dell’ambiente entra stabilmente nell’area del rischio penale d’impresa. Le violazioni ambientali non sono più considerate solo in termini amministrativi o autorizzativi, ma diventano condotte penalmente rilevanti, capaci di generare responsabilità sia per le persone fisiche sia per l’ente.

Per le industrie manifatturiere, ciò comporta un cambiamento di prospettiva: la gestione ambientale diventa parte integrante della governance aziendale, al pari della sicurezza sul lavoro o della prevenzione dei reati economici.

 

Ampliamento del perimetro dei reati ambientali

Uno degli aspetti più rilevanti introdotti dal decreto attuativo è l’estensione del catalogo dei reati ambientali. Accanto alle fattispecie già note, vengono ricomprese condotte che, pur rientrando nella quotidianità industriale, assumono rilievo penale in presenza di violazioni significative della normativa di settore.

Per l’industria manifatturiera risultano particolarmente sensibili:

  • la gestione dei rifiuti e dei sottoprodotti di lavorazione;

  • le emissioni in atmosfera e gli scarichi idrici;

  • l’utilizzo, lo stoccaggio e la movimentazione di sostanze pericolose;

  • il rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalle autorizzazioni ambientali.

Il nuovo assetto normativo valorizza una logica preventiva, nella quale la violazione di obblighi ambientali posti a presidio del rischio può assumere rilievo penale anche prima del verificarsi di un danno ambientale irreversibile.

 

Inasprimento delle sanzioni e impatto sulla continuità operativa

Il decreto attuativo rafforza in modo significativo il sistema sanzionatorio, rendendolo più incisivo e dissuasivo nei confronti delle imprese.

Oltre alle sanzioni pecuniarie, assumono particolare rilievo le misure interdittive e accessorie, che possono includere:

  • la sospensione o la revoca delle autorizzazioni ambientali;

  • il divieto temporaneo o definitivo di esercizio dell’attività;

  • l’esclusione da finanziamenti, contributi e agevolazioni pubbliche;

  • obblighi di ripristino ambientale o di compensazione del danno.

Per un’impresa manifatturiera, tali misure possono compromettere la continuità produttiva, i rapporti commerciali e la competitività sul mercato, trasformando il rischio ambientale in un rischio strategico di primo livello.

 

Rafforzamento della responsabilità amministrativa degli enti (D.lgs. 231/2001)

Un elemento centrale del decreto attuativo è l’estensione dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti. Le imprese possono essere chiamate a rispondere direttamente per i reati commessi nel loro interesse o vantaggio da amministratori, dirigenti, dipendenti o collaboratori.

In questo contesto, l’adozione di modelli di organizzazione, gestione e controllo adeguati ed effettivamente attuati diventa un presidio fondamentale. Modelli non aggiornati o meramente formali risultano inadeguati rispetto al nuovo quadro normativo e non garantiscono una reale protezione dal rischio sanzionatorio.

 

Impatti organizzativi per le industrie manifatturiere

Il decreto attuativo impone alle imprese manifatturiere una revisione profonda dei processi e degli assetti organizzativi, in particolare per quanto riguarda:

  • i sistemi di gestione ambientale e di controllo operativo;

  • il monitoraggio continuo di emissioni, scarichi e rifiuti;

  • la gestione dei fornitori e dei soggetti terzi coinvolti nei processi produttivi;

  • la formazione del personale sui profili di rischio penale ambientale;

  • l’integrazione del rischio ambientale nei sistemi di risk management e compliance.

L’approccio richiesto non è più episodico, ma strutturale e documentato, con una chiara attribuzione di ruoli, responsabilità e flussi di controllo.

 

Maggiore intensità dei controlli e delle attività ispettive

Il decreto rafforza inoltre il coordinamento tra autorità giudiziarie e organi di controllo, favorendo un’applicazione più uniforme e incisiva della normativa penale ambientale.

Per le imprese ciò si traduce in una maggiore probabilità di controlli e ispezioni, non limitati al singolo episodio, ma estesi all’assetto complessivo dell’organizzazione e ai presidi di prevenzione adottati.