Ridurre corrosione e manutenzione negli impianti di trattamento acque: la scelta del materiale conta
Negli impianti di trattamento delle acque industriali, la presenza di cloruri è uno dei principali fattori che accelerano la corrosione dei materiali metallici. La scelta dell’acciaio influisce direttamente su durabilità, continuità operativa e costi di manutenzione. In molti casi, l’AISI 316L, pur essendo un materiale molto diffuso, non offre la resistenza necessaria per ambienti altamente salini.
Settori industriali con reflui ad alta concentrazione salina
Diversi processi produttivi generano reflui con livelli di cloruri tali da mettere in difficoltà gli acciai inox tradizionali. Tra i più comuni:
- Industria alimentare (salamoie, lavaggi salini)
- Chimica e petrolchimica (residui clorurati, processi con HCl)
- Concerie (trattamenti con cloruri)
- Farmaceutico (soluzioni saline concentrate)
- Acciaierie e metallurgia (acque contaminate da processi di decapaggio)
- Desalinizzazione (brine ad altissima salinità)
In questi contesti, la corrosione può manifestarsi rapidamente con forature, perdite e fermi impianto.
AISI 316L e SAF 2507: cosa sono e come si differenziano
AISI 316L è un acciaio inox austenitico molto utilizzato per la sua buona resistenza generale alla corrosione e per il costo contenuto. Tuttavia, la sua struttura metallurgica lo rende vulnerabile alla corrosione da cloruri, soprattutto in presenza di temperature elevate o ristagni.
Quando i cloruri superano determinate soglie, l’AISI 316L può sviluppare fenomeni come:
- vaiolatura
- corrosione interstiziale
- corrosione sotto sforzo
Queste forme di corrosione localizzata colpiscono soprattutto tubazioni, flange, scambiatori e pompe, con impatti diretti su affidabilità e sicurezza dell’impianto.
SAF 2507 Super Duplex, invece, è un acciaio super duplex con microstruttura ferrite–austenite ed elevati livelli di cromo, molibdeno e azoto. Questa combinazione garantisce una resistenza nettamente superiore agli attacchi corrosivi tipici degli ambienti ricchi di cloruri, anche in condizioni operative severe.
Perché il SAF 2507 è più affidabile negli ambienti ricchi di cloruri
Il SAF 2507 mantiene prestazioni elevate anche in condizioni operative molto aggressive. I vantaggi più rilevanti:
- resistenza alla corrosione localizzata nettamente superiore
- comportamento stabile con alte concentrazioni saline
- maggiore resistenza alla corrosione sotto sforzo
- vita utile più lunga dei componenti e riduzione dei fermi impianto
In pratica: meno sostituzioni, meno manutenzione straordinaria, maggiore continuità operativa.
La differenza tra i due materiali è evidenziata anche dal valore PREN (Pitting Resistance Equivalent Number), parametro utilizzato per valutare la resistenza alla corrosione localizzata: l’AISI 316L presenta generalmente valori compresi tra 24 e 26, mentre il SAF 2507 supera normalmente il valore 40, confermando la sua superiore capacità di operare in ambienti ricchi di cloruri.
Come scegliere il materiale giusto
La scelta dipende da vari fattori: composizione del refluo, concentrazione di cloruri, temperatura di esercizio, presenza di zone stagnanti e cicli di pulizia. Una valutazione accurata in fase progettuale o di revamping permette di prevenire corrosione, evitare fermi impianto e garantire prestazioni costanti nel lungo periodo.
Il SAF 2507 non è sempre la soluzione più economica nell’immediato, ma negli impianti con reflui ad alta salinità è il materiale che offre maggiore durabilità, sicurezza e sostenibilità economica. La differenza rispetto all’AISI 316L è evidente soprattutto quando la continuità operativa è un requisito imprescindibile.