Riutilizzo dell’acqua e gestione degli scarichi: cosa cambia con l’articolo 15 della Direttiva (UE) 2024/3019
Con la nuova Direttiva (UE) 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane, l’Unione Europea compie un ulteriore passo verso una gestione più sostenibile e circolare della risorsa idrica. Tra le disposizioni di maggiore interesse per gestori, progettisti e operatori del settore, l’articolo 15 introduce importanti novità in materia di riutilizzo delle acque reflue trattate, autorizzazione degli scarichi e adeguamento delle infrastrutture di trattamento.
La direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 31 luglio 2027 e troverà applicazione, salvo specifiche eccezioni, dal 1° agosto 2027.
Il riutilizzo delle acque trattate entra nella pianificazione della risorsa idrica
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il ruolo attribuito al riutilizzo delle acque reflue urbane trattate, che viene integrato a pieno titolo nelle strategie di gestione delle risorse idriche.
Gli Stati membri saranno chiamati a promuovere il riutilizzo dell’acqua ogniqualvolta risulti tecnicamente ed economicamente opportuno, con particolare attenzione alle aree caratterizzate da scarsità idrica o da condizioni di stress sulle risorse disponibili. La valutazione del potenziale di riutilizzo dovrà inoltre essere coordinata con i piani di gestione dei bacini idrografici e con il quadro normativo europeo già in vigore per il riuso in agricoltura.
La direttiva sottolinea come il recupero della risorsa debba avvenire garantendo la tutela della salute umana, la protezione dell’ambiente e il mantenimento del deflusso ecologico dei corpi idrici recettori.
Per gli impieghi agricoli restano inoltre applicabili i requisiti qualitativi previsti dal Regolamento (UE) 2020/741 relativo al riutilizzo delle acque destinate all’irrigazione.
Maggiore flessibilità per il riutilizzo agricolo
Tra le novità di maggiore interesse operativo emerge la possibilità di derogare ai requisiti di trattamento terziario per la quota di acqua destinata esclusivamente all’irrigazione agricola.
La deroga può essere concessa soltanto a seguito di una specifica valutazione che dimostri la compatibilità del contenuto di nutrienti dell’acqua con il fabbisogno delle colture e l’assenza di rischi significativi per l’ambiente e per la salute pubblica. In particolare, dovranno essere esclusi fenomeni di eutrofizzazione e rischi legati alla presenza di organismi patogeni.
Sarà inoltre necessario garantire che l’impianto disponga di adeguate capacità di trattamento o di stoccaggio tali da prevenire eventuali scarichi non conformi nei corpi idrici recettori.
L’approccio introdotto dalla direttiva appare particolarmente innovativo perché supera una logica basata esclusivamente sui livelli di trattamento richiesti, privilegiando invece una valutazione fondata sulla destinazione d’uso dell’acqua recuperata e sull’analisi del rischio associato.
Nuovi obblighi autorizzativi per gli scarichi
L’articolo 15 interviene anche sul tema delle autorizzazioni allo scarico, prevedendo che tutti gli impianti che trattano un carico pari o superiore a 1.000 abitanti equivalenti siano soggetti a specifiche regolamentazioni o autorizzazioni preventive.
L’obiettivo è garantire il rispetto dei requisiti di qualità stabiliti dalla direttiva e assicurare un monitoraggio continuo degli impatti sugli ambienti recettori.
Le autorizzazioni dovranno essere riesaminate almeno ogni dieci anni e aggiornate qualora intervengano modifiche significative nelle caratteristiche delle acque reflue in ingresso, nelle condizioni di scarico o nello stato del corpo idrico recettore.
Adeguamento delle infrastrutture e valutazione degli impatti
La direttiva richiede inoltre agli Stati membri di adottare misure volte a garantire che le infrastrutture di raccolta e trattamento siano in grado di gestire l’evoluzione dei carichi di acque reflue domestiche.
Quando necessario, potranno essere previsti interventi di ampliamento degli impianti esistenti o la realizzazione di nuove opere. Tali interventi dovranno essere accompagnati da un’attenta analisi delle alternative tecnicamente ed economicamente praticabili e da adeguate misure di mitigazione degli impatti ambientali.
Nei contesti caratterizzati da particolari pressioni sui corpi idrici, le autorità competenti potranno inoltre imporre requisiti di trattamento più severi rispetto a quelli precedentemente applicati.
Le implicazioni per gestori e progettisti
L’articolo 15 rafforza la visione dell’impianto di depurazione come elemento di un sistema più ampio di gestione circolare e sostenibile della risorsa idrica.
Per gestori e progettisti, le principali implicazioni riguardano la necessità di valutare sempre più attentamente:
- riutilizzo dell’acqua
- qualità richiesta
- processo di trattamento
- capacità di accumulo
- condizioni dello scarico
- impatto sul corpo idrico
Il riutilizzo delle acque trattate viene quindi integrato nella pianificazione della gestione della risorsa, mentre autorizzazioni, adeguamenti infrastrutturali e misure di mitigazione dovranno essere valutati in relazione alle caratteristiche specifiche del territorio e del corpo idrico recettore.